| Da
piccola nel letto prima di addormentarmi muovevo il dito a mezzaria “disegnando”
anche per ore prima di addormentarmi… oggi mia sorella, solo di
un anno più grande di me, mi racconta che mi guardava di nascosto
e pensava fossi una pazza; e quando mi chiedeva cosa stessi facendo le
rispondevo: sto disegnando no? E lo dicevo con un tono un po’ incazzato,
come se la pazza fosse lei che non riusciva a vedere tutte le figure che
il mio dito tracciava nel vuoto! Forse ero semplicemente una bambina sognatrice
come tante… ma con un mondo immaginario fatto di strane figure:
occhi con lunghe ciglia, case pieni di scalini infiniti, castelli con
le finestre a forma di spirale, stelle immerse tra bolle di sapone, onde
marine anomale, cieli notturni pieni di mezzelune, conchiglie coloratissime…
Dopo 20 anni la tecnica si è affinata… sono passata dal
dito al pennello e alla bomboletta, e quelle figure che erano infinite
disegnate nel nulla si sono trasformate in quadri e graffiti. Come allora
vivo intensamente quei momenti… quando dipingo sono letteralmente
immersa tra bolle, occhi, spirali, stelle e mondi cosmici che mi danno
un senso di libertà e leggerezza… e sento di entrare quasi
fisicamente a far parte di quei posti magici.
La mia prima mostra alla Società Operaia di Lecce mi ha entusiasmato
e arricchito molto per il semplice fatto di aver visto le persone con
la bocca aperta davanti ai miei quadri… molti mi hanno confessato
di essere rimasti abbagliati e meravigliati per via degli specchi rotti,
delle pietre e dei colori forti contrastanti, altri (soprattutto pittori)
mi hanno chiesto di classificare in un genere preciso i miei quadri e
ho sorriso un po’ quando ho sentito una signora che,allontanandosi
stranita, ha detto all’amica “chissà cosa si fuma questa!”
(Proprio a me che non bevo neanche una Coca-Cola!!)
Riguardo
alla domanda sul genere dei miei quadri… la risposta è stata
lunga e travagliata. Qualsiasi cosa rispondessi quei pittori non erano
d’accordo. Moderni no, Pop Americano anni ‘60 no, Minimal
neanche, Astratti troppo riduttivo… alla fine mi è piaciuto
pensare alla musica psichedelica e quindi a un’arte che solletica
le parti più nascoste della psiche. Generalmente il termine psichedelico
è usato per indicare quelle esperienze che alterano la coscienza
e la realtà dopo aver usato sostanze allucinogene. Il mio intento
invece è quello di alterare l'umore, procurare uno stato di piacere,
bombardare le pupille con i colori, strappare un sorriso con un solo sguardo
su un quadro, sulla complessità positiva delle sue linee.
E’ una bella sfida!
Ele
|